Cenni storici dalle sue origini ai giorni nostri

Tra le vedute più suggestive che si possono godere da Grignano c'è senz'altro quella della Grigna, Veduta di Grignano maestosa e solenne. Potrebbe essere proprio questa montagna ad aver ispirato il nome del paese. Forse c'è un po' di fantasia in questa derivazione: è un fatto, però, che ancora oggi si sa ben poco di sicuro sulle origini di Grignano. Anche i pochi documenti esistenti nell’archivio parrocchiale sono andati purtroppo distrutti molto tempo fa.
Il Maironi da Ponte lo definisce "uno de’ villaggi più antichi della Bergamasca provincia, se creder vogliamo al chiarissimo nostro istoriografo sig. Giambattista Rota" (Diz. Odeporico, II, 128). Il paese si trova fra l'Adda e il Brembo, nel territorio dell'Isola. La prima volta che compare il nome di Grignano è nel 960, quando si parla di Gradeniano; poi, nel 972 c'è un'altra indicazione, stavolta Gradiniano. Lo statuto del 1263 usa il nome di Gradeniano, stabilendo nel contempo che "il Comune di Gradeniano (nello stesso documento è detto anche Gredeniano) e di Marne formino un solo Comune" (Mazzi: orografia bergomense, pagine 266-267).
Questa fusione, ammesso che ci sia stata, fu tuttavia di breve durata. Il Flecchia fa derivare il nome di Gradiniano, Gratinianum, da un gentilizio Gratinius. “A Grignano, in campo detto del Castello, sono stati scoperti i sotterranei dell'antico maniero che sorgeva a Brembate (di fronte al castello del quale si è salvato solo un torrione, quando il paese fu raso al suolo nel 1404 da un'orda di Guelfi, c'è Palazzo Rova, tra i più belli della zona. Non è l'unico: vi sono altri palazzi e ville signorili. I Guelfi assalitori dovettero ritirarsi lasciando 4 morti: ma ritirandosi diedero fuoco al paese).
Grignano è un vero angolo di paradiso, e ancor più bella è la chiesa dei Santi Fermo e Rustico, in un ambiente naturale di non comune bellezza, un ambiente umano singolare, schietto e vero, una presenza monumentale di grande valore e poco conosciuta, anche perchè non è facile raggiungerla. Il piccolo edificio religioso appare circondato, e quasi protetto, da vetuste cascine.
L'ambiente è tale che il loro fondersi in un tutt'uno appare naturale, scontato. La costruzione primitiva è sicuramente precedente il Mille, se già nel 1270 la si giudicava antichissima. Aggiunte successive sono state fatte (la sagrestia) fino al Settecento; in questi ultimi anni sono stati compiuti numerosi restauri: il più accurato risale al 1977" (Renato Ravanelli, "La Bergamasca in pianura" , Grafica e Arte Bergamo).
Nel 1670 Grignano aveva 220 abitanti, saliti a 590 nel 1891 come Comune e 550 come parrocchia. Nel 1970 Brembate contava 4200 abitanti e Grignano 1150. La fusione fra Brembate e Grignano è stata fatta nel 1928. I due paesi, insieme, alla fine del 1989 arrivavano a 5932 abitanti. Nei suoi appunti di storia e di arte dedicati alle "Chiese parrocchiali della diocesi di Bergamo" (Edizioni "Il Conventino" e "La Domenica del Popolo"), mons. Luigi Pagnoni colloca tra il 1766 e il 1772 la costruzione dell'attuale chiesa, sull'area di un'altra preesistente e che si ritiene fosse tra le più antiche della zona. La consacrazione avvenne il 29 settembre 1869 per mano del Vescovo coadiutore Alessandro Valsecchi. Dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Paolo, la chiesa fu alterata nel 1898 su progetto dell'arch. Virginio Munzio, con l'aggiunta di una campata. La nobile facciata, come la definisce sempre mons. Pagnoni, ad ordine unico gigante con paraste corinzie abbinate e alta finestra con balaustrini, ha elementi in ceppo di Brembate. L'altar maggiore, in stile neoclassico, reca due medaglie scolpite in bassorilievo. Tra i dipinti una piccola tela di Jacopo Palma il Giovane (m. 1628) al battistero; la pala di S. Bernardino di Enea Salmeggia (m. 1626), ritoccata da Gaetano Peverada (fine '700), all'altare di destra; e la consegna delle chiavi di Francesco Cappella (m. 1784), nell'ancona centrale. Delle piccole tele lungo la navata a due (S. Francesco e S. Alfonso) sono di P. Sidoli di Piacenza (1897), le altre sono di Abramo Spinelli, lo stesso che con Giovanni Cavalleri affrescava nel 1901 le medaglie della volta. Le Virtù nei pennacchi persò sono del ‘700, come le raffinate statue in stucco di Stefano Salterio. La statua in legno di S. Giuseppe fu scolpita da Giacomo Manzoni nel 1901. Nel 1966 il decoratore Tarcisio Baggi vi compì un accurato restauro con tinte e dorature ben dosate.
Altra annotazione del Pagnoni: da un grosso furto del 1862 si salvarono un calice in bronzo inciso argentato e dorato, del '600; il manto e la veste della Madonna in seta bianca con ricami in oro stile rococò, ora trasformati in piviale; tunicelle in broccatello con ricami in seta del '700; e due belle lanterne per viatico in lamina sbalzata. L'organo fu costruito dalla ditta Giacomo Giudici di Bergamo nel 1860. Il settecentesco campanile in cotto a vista fu restaurato nel 1968 con l'intervento dell'arch. Gian Battista Salvatoni. Nel 1873 vi furono collocate 5 campane. L'attuale concerto, pure di 5 campane (in re bemolle) è stato fuso dopo l'ultima guerra dalla ditta Fratelli Bianchi di Varese e consacrato dal Vescovo mons. Giuseppe Piazzi il 27 agosto 1954.

 

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